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Import export Italy Germany 2020

Frena l’export italiano di macchine packaging

 Scendono del 6% a 5,1 miliardi di euro le esportazioni di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio nel 2020, secondo i dati ufficiali appena pubblicati da Istat, con una revisione leggermente al ribasso rispetto alle previsioni che il nostro Centro Studi aveva rilasciato a dicembre (-5%), dopo l’anno record 2019.  Il comparto ha recuperato terreno nella seconda metà dell’anno, dopo il -11% fatto registrare a giugno, ma le buone performance degli ultimi mesi non hanno permesso un pieno ritorno ai valori all’anno precedente. In recupero anche i valori di import, che con 478,5 milioni di euro registrano una contrazione dell’8,6% rispetto al 2019 (dimezzando però il calo rispetto al -20% di giugno).

L’Unione Europea si conferma al primo posto tra le aree di destinazione delle esportazioni italiane, con una quota del 41% sul totale e un contenuto calo (-3%), seguita da Asia (19,4% il peso sul totale esportato e una flessione del -16% rispetto al 2019) e Nord America (14,4%, unica area in crescita, con un +5,9% sul 2019). Diminuiscono anche le esportazioni verso l’Europa Extra-UE (-4%), Africa e Oceania (-14,3%) e Centro-Sud America (-5%).

export dati2020

A livello di singoli mercati, gli Stati Uniti si confermano al primo posto tra le destinazioni di export italiano del settore, con una quota del 13,1% e un incremento del 7,3% rispetto al 2019. Al secondo posto la Francia (-17,2%) e al terzo la Germania (-11,6%). Buoni risultati si osservano anche in Svizzera (+33,9%), Paesi Bassi (+15,2%), Indonesia (+9%).

I produttori tedeschi registrano risultati simili a quelli italiani, con un -4% rispetto al 2019 per un volume totale di export pari a 5,8 miliardi di euro. Tale risultato è trainato dalle ottime performance sul continente americano (+16% le esportazioni tedesche verso il Nord America, +32,5% quelle verso l’America Latina), che controbilanciano il calo in doppia cifra (-11,5%) registrato in UE, in Africa e Oceania (-14,5%). Più contenuti i cali registrati dal “Made in Germany” nel continente asiatico (-8,6%) e in Europa Extra-UE (-6,3%, peggio però dei costruttori italiani).

 

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